La Critica.

 



* Marinoni, delle favelàs e dei bassi napoletani. Non solo.
C'è nei suoi quadri il disperdersi e il riconoscersi delle visioni panoramiche dal vero.
È una pittura di sentimenti oltre che di riporti veristi: la nostalgia di orizzonti indistinti, la tristezza dei muri marroni, con le vecchie crepe di calcina biancastra nella folla di case, l'abbandono nella solitudine di una stazione di servizio, lungo una litoranea assolata e deserta.
Ezio Marinoni intrattiene dunque due rapporti col circostante dipinto.
È arcadico- affabulante, frequentemente en plein air, è vegetale e vegetante il suo colore a volte; a volte, il più delle volte, è complesso, evoluto, problematico, articolato, "socialista" (absid iniuria verbis).
Costruire rioni e quartieri sui pendii di una collina - portarli sulla tela perché raggiungano la grande immanenza ammonitrice, è il differenziale che distingue l'operatore visivo, espressore di concetti e di problemi, dal raccontiere letterario del paesaggio epidermico e superficiale.
La seconda è una corsia preferenziale che, come spesso accade, libera da un ingorgo per condurti giusto nel bel mezzo di un altro, ben più esiziale.
Bene, con Ezio Marinoni, egregi signori, preparatevi a salire, perché la strada è lunga e faticosa, ma il passo è lento ma sicuro.
Il grande problema, ma anche il grande pregio dei pittori che si dedicano al paesaggio d'ambiente (che non è il paesaggio dei paesaggisti), è quello di raggiungere il clima descrittivo in poche bracciate.
E venne il giorno in cui il "trovatore" di opere d'artefu di fronte a Ezio Marinoni, pittore giovane ma non giovanissimo "paesaggista".
Paesaggista? Vediamo.
Quando si entra in un atelier di un artista di pur breve carriera, occorre armarsi di un "pass" intellettuale che giustifichi poi qualunque esito del sopralluogo. Bisogna procurarsi una card che apra le porte alle cose espresse e a quelle inespresse, al reso compositivo e alle potenzialità ancora in fieri, alla quieta raccolta di dati e alla inquieta e inquietante prospettiva di nuove cognizioni,forse uniche,forse nuove ma non troppo.
A questo punto, all'osservatore che ha il compito di mettere per iscritto quanto sente dentro, si aprono due strade: quella della sincerità dell'analisi, della totale, veritiera asserzione sullo stato delle cose; ovvero quella della ipocrisia dialettica,del parlare senza nulla dire, del dire senza nulla concludere, come amiamo noi critici.
La prima strada è in salita, come tutte le vie che conducono alla verità. Così non accade con Ezio Marinoni non già perché al pittore manchi il vigore segnico e delle cromìe (se è per questo, Marinoni viene dalla grande lezione guttusiana delle intense geografie meridionalistiche; un caso, per un artista che vive le lande padane), quanto perché, proprio nel suo ultimo periodo - gli agglomerati urbani - estesissimo è il quartieramento di case, edifici, palazzi, salite e discese, calli, intricatissime favelàs, che non basterebbero certo le poche bracciate di colore (alla Tamburi, per esempio, dell'ultimo periodo parigino), per dare latitudine alla congestione urbanistica che alligna sulle sue tele.


Donat Conenna.






*Tra informale ed astratto.

Ezio Marinoni vanta una pittura profonda e significativa, la capillarita' d'una concezione artistica davvero esemplare e concisa.
Se ascoltarlo e' interessante, altrettanto lo sono i suoi lavori dove tra informale ed astratto tutta la realta' d'un discorso coloristico ed interpretativo si matura tra sofferenza e meditazione, e' l'indice d'una tematica compositiva intensa ed espressiva.
Indubbia e' in lui la passione per l'arte figurativa coltivata, sin da bambino, nella natia terra d'Africa (i cui colori mi sono rimasti nel cuore) per giungere, oggi,
ad un'attivazione nuova dell'impressione, in virtu' dell'esperienza che "e' andata seguendo cio' che io sento", nella consapevolezza che "ogni cosa ha una sua anima", ed "un soggetto non e' mai uguale ma dipende da come lo vedo".
Considerazioni decisamente notevoli nelle quali traspare una saldezza caratteriale assai positiva - il ragionamento ti porta sempre ad approfondire- la trasparenza di una sensibilita' ragguardevole- l'importanza poi di "credere in se stessi" il fluire costante dell'emozione, poiche' " l'arte del dipingere e' un fatto fondamentale".
Partendo appunto da tali riflessioni ecco svilupparsi una serie di opere assai personali nell'equilibrio d'una sensibilita' contenuta ed umanissima, di parentesi particolari e suggestive per meglio "capire e vivere" di verita', la bellezza del sentimento e del pensiero.
Parentesi, ancora, che Ezio Marinoni oltre a fare proprie nella liturgia d'un comporre drammatico e vivissimo divengono, pure, il volto purissimo d'una coscienza ansiosa e trepidante, l'emotivita' d'uno spirito nella prova che insegna ed ammonisce.
Come si puo' vedere siamo in un campo d'azione d'ampie proporzioni pittoriche, ma soprattutto veniamo coinvolti nella responsabilita' di idee concrete e razionali, dalla psicologia di una intelligenza "aperta al confronto", e pronta sempre a misurarsi in qualsiasi circostanza per il bene d'una disciplina che non ha eta'
e dove si fondono i valori morali dell'esistere e del divenire.
Valori che Ezio Marinoni splendidamente codifica in quadri di lineare potenza coloristica, valori ancora che ottemperando ad una precisa volontà sono denuncia ed ascolto di quel "male oscuro" che attraversa il mondo e la societa' d'oggi, la dura fatica del vivere quando ogni passo è generato dalla sofferenza e l'alba del domani è incerta e tenebrosa.
Certo il linguaggio usato dal nostro autore se puo' sbigottire e sconcertare, non da meno sintetizza il coraggio di scelte insolite ed incredibili, la lungimiranza d'una filosofia scenica e virtuale per temi ed episodi di scottante attualita', il senso medesimo d'una vocazione artistica chiamata a rappresentare i problemi odierni in tutta la loro intierezza e singolarita'.
Misurandosi, quindi, in tale settore operativo il processo illustrativo che ne viene ha toni di spessore cromatico molto consistente, il pregio d'una comunicativa immediata ed interrogativa.
Ed e' giocoforza che sia così in quanto "l'istinto" medesimo diventa un polo di attrazione tra concetto e materia, la fondamentalita' d'una esegesi interiore nella linea che, documentandosi, va prendendo corpo e sostanza.
Talche' si evince un "modo nuovo" di fare arte o meglio ancora "la personificazione" di un dramma, d'un avvenimento nell'unico volto destinato a rimanere nel tempo e nella memoria. Quel volto che Ezio Marinoni s'e' imposto nella conduzione d'uno stile pittorico lirico ed appassionato, di tinte e sfumature emotivamente complici e consapevoli del dovere loro assegnato, della fondatezza d'un messaggio culturale non ostacolato da nessun "perche'", di come nulla e niente avviene se non in mancanza della "ragione", di quelle regole che costituiscono la dignità del vivere e dove il destino suona solo se chiamato dall'ignavia, dalla mancanza d'un rispetto nella forza del sacrificio e dell'amore.



Luciano Giuseppe Volino.



* Ezio Marinoni, pittore sensibile ed attento ai problemi sociali ed etnici, qui espone scorci di Lodi, scene di caccia, esodi di profughi dipinti con un realismo alle volte contrapposto, ma compensativo di una vibrante fusione ideale.
Le cromìe coloristiche sono ricche e sontuose.

Italo Siboni.
(da "SIMBOLOGIA E CREATIVITÀ"- Mostra collettiva all'ADA NEGRI - Lodi)




"L'artista è figlio del suo tempo che a sua volta è figlio della storia. Così Ezio Marinoni cita nel Manifesto dedicato alla propria arte, a documento di una produzione pittorica dov'Egli testimonia con lavori 'di denuncia' quella realtà che quotidianamente osserva e dalle quali ne trae impressioni e considerazioni personali.

Un realismo il suo che è doveroso osservare con occhio attento e giudizioso poiché il tema di ogni opera nasce da un preciso esame della situazione descritta, diviene 'verità d'un pensiero', non fine a se stesso, quanto consapevole d'essere nel giusto.

Ed i soggetti che stiamo commentando nella particolarità di colori primari e del bianco possono ben dirsi 'autentiche parentesi personali', di esperienze e momenti di vita incanalati in quell'alveo di emozioni intime che Ezio Marinoni gelosamente conserva in petto e per le quali riserva l'energia opportuna, il senso d'una creatività, altamente espressiva e significativa.

Del resto la funzione dell'arte dev'essere tale e che il nostro autore ne concepisca la dignità e il pregio, foss'anche in scelte drammatiche e sofferte, è certezza e validità d'un dipingere non d'effetto bensì d'una intelligenza che interrogandosi sente il dovere d'esprimere con fermezza la priorità d'un linguaggio artistico che nel proprio tempo s'identifica, agisce, ama e spera.

Sarebbe troppo facile credere diversamente, e poiché gli attuali lavori parlano chiaro, diremo ancora che nulla è lasciato al caso, ogni immagine infatti matura dopo un processo di sensibilizzazione meditato a lungo, si permea di piacere nella volontà d'una mano che partorendola alla luce del sole le ha conferito una nuova nascita.

Vedasi i quadri della 'Crocifissione', così crudi nell'azione centrata, eppure densi d'un lirismo umanissimo, per nulla svilito da una modernità compositiva che ne esalta l'alto valore religioso.

Aggiungere, infine, che in ogni tela di Ezio Marinoni il respiro d'un credo profondo ed incisivo, si mescola alla purezza d'un carattere leale e franco, similmente certifica e sublima una sua definizione, che è poi una massima: 'il sommo rispetto di ogni stile, tipo e forma d'arte ne consentono il minuzioso studio di ciascuno dei loro aspetti'.

Ed oggi ne abbiamo avuto una piena conferma."


"Mostra per la pittura"
con l'amico Ciro Palumbo.

Crema, 22 maggio 2004

 

Luciano Giuseppe Volino.


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